“I due Athanor di Firenze”

“I due Athanor di Firenze”

Antica Farmacia di San Marco

Quando Padre Sbaffoni, dell’Ordine dei Frati Domenicani del Convento di San Marco di Firenze ci ha accompagnati per una questione di lavoro nei sotterranei dell’Antica Farmacia di San Marco, che si trova anch’essa nel centro di Firenze, incorporato nell’omonimo Convento che si trova nell’omonima piazza, non credevo ai miei occhi. In quel luogo, in quella antica farmacia rinascimentale, eccolo lì, perfettamente conservato, integro, un po’ macchiato come se l’alchimista lo avesse usato soltanto qualche ora prima. 

La descrizione del significato psicologico e diciamo pure spirituale dell’Athanor che viene fatta da Wikipedia mi piace abbastanza, ma non del tutto. La descrizione più affascinante del lavoro alchemico è secondo me quella fornita da James Hillman, lo psicologo archetipale americano che ha amato molto Firenze e che, tra l’altro ha ricevuto il prestigioso riconoscimento del Fiorino d’Oro conferito dalla città: secondo Hillman, l’alchimia consisteva nell’impegnarsi così a fondo in un’arte pratica fino a farla diventare mezzo di evoluzione interiore.

In altre parole, nel forno alchemico bruciavano e si purificavano i desideri di conseguimento dell’alchimista: prima parte con il desiderio di realizzare l’oro volgare, il desiderio di vantaggi personali derivanti dall’operare, i soldi, la fama, il riconoscimento e piano piano, giorno dopo giorno, anno dopo anno, se l’alchimista non abbandona il suo impegno, il suo desiderio si trasforma in amore per l’opera stessa, per i benefici che possono derivarne per tutti, e finalmente il suo desiderio si rivolge alla realizzazione dell’oro dei saggi. “Sei tu il laboratorio; sei tu i vasi e la materia sottoposta a cottura” (James Hillman “Psicologia Alchemica” Adelphi, pag 30).

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Un Athanor, cioè un vero e autentico forno alchemico, nascosto appena un paio di metri sotto il livello stradale della città, circondato da oggetti di epoche successive tra i quali una bella fila di vecchie bottiglie di vino. E le sorprese non erano mica finite: un altro Athanor di forma diversa, dalla pianta rotonda, anche lui perfettamente conservato, torreggiava nella stanzetta ormai adibita a ben altri usi rispetto a quello originario di gabinetto alchemico.

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Che io sapessi, di Athanor in giro per il mondo non ce ne sono parecchi: uno è stato recentemente rinvenuto a Praga durante i lavori di ristruttuazione di una casa e intorno a questo ritrovamento ci hanno giustamente creato un Museo dell’Alchimia. Ecco qui il link del Museo dell’Alchimia di Praga, piccolo ma affascinante:

https://www.prague.eu/it/oggetto/luoghi/621/speculum-alchemiae-lo-specchio-dellalchimia-speculum-alchemiae-zrcadlo-alchymie

Ma cos’è un Athanor?

Wikipedia: “Athanor è un termine usato in alchimia per designare un forno il cui calore serve ad eseguire la digestione alchemica. Il termine deriva dall’arabo at-tannūr (التنور) e dall’ebraico tanur che significa “forno”; tuttavia nella dottrina alchemica si fa risalire il termine al greco Α-Θάνατος (Thánatos) ovvero Morte, preceduto dalla “A” privativa, ovvero “senza-morte” per indicare la capacità della fornace di lavorare all’infinito.”

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Si tratta insomma di un manufatto molto speciale, dalle proprietà ritenute magiche ma che veniva effettivamente utilizzato dai proto-chimici rinascimentali per creare realizzazioni molto pratiche, dai coloranti chimici ai farmaci, nell’esercizio di quelle che erano ritenute le arti alchemiche, quali la concia delle pelli, la produzione di farmaci, la metallurgia: 

“Ciascuna delle cinque presunte fonti dell’alchimia è una tecnologia, un’attività artigianale alle prese fisicamente con materiali percepibili dai sensi”.

1) Metallurgia e oreficeria: estrarre, riscaldare, scorificare, forgiare, ricuocere.

2) Arte Tintoria: immergere, colorare, asciugare.

3) Imbalsamazione: smembrare, eviscerare, macerare, conservare.

4) Profumeria e cosmetica: macinare, miscelare, distillare, diluire, vaporizzare.

5) Arte farmaceutica: distinguere, fare tinture, dosare, dissolvere, essiccare, polverizzare.”(James Hillman: “Psicologia Alchemica” Adelphi, pag 19).

Ancora da Wikipedia: “L’Athanor è rappresentato in varie forme, da quella cubica o parallelepipeda a quella cilindrica. Esiste un’accurata descrizione dell’Athanor fatta da Giovanni di Rupescissa nel suo De confectione veri lapidis philosophorum.” Ecco, io mi trovavo di fronte entrambe le versioni, sia quella cubica che quella cilindrica.

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“Il Significato dell’Athanor” prosegue sempre Wikipedia “non è però quello di un comune forno in cui cuocere i metalli, “non è un forno della specie di quello dei chimici”; esso “di cui i filosofi hanno un gran segreto” altro non è che lo spirito umano, dove avvengono realmente le ‘combustioni’ e arde il Fuoco Segreto. Attraverso la forma del forno con i suoi involucri, piani e vari strati non si vuole dare altro che una metafora semplificata del complesso delle qualità mentali, spirituali e fisiche dell’individuo, le trasformazioni delle quali lo condurranno al conseguimento della Pietra Filosofale.

L’alchimista inoltre rispecchiava il proprio spirito nell’Athanor: infatti l’Athanor era in grado di “bruciare” le impurità di un metallo impuro quale il piombo sino a renderlo oro, e così l’alchimista doveva essere in grado di liberarsi dei propri “peccati” purificandosi e studiando sino a divenire luce e maestro alchimista. L’Athanor, come il laboratorio, rappresentavano un microcosmo, la semplificazione dell’universo in una stanza e l’Athanor simboleggiava il sole, appunto il fuoco eterno.

La descrizione del significato psicologico e diciamo pure spirituale dell’Athanor che viene fatta da Wikipedia mi piace abbastanza, ma non del tutto. La descrizione più affascinante del lavoro alchemico è secondo me quella fornita da James Hillman, lo psicologo archetipale americano che ha amato molto Firenze e che, tra l’altro ha ricevuto il prestigioso riconoscimento del Fiorino d’Oro conferito dalla città: secondo Hillman, l’alchimia consisteva nell’impegnarsi così a fondo in un’arte pratica fino a farla diventare mezzo di evoluzione interiore.

In altre parole, nel forno alchemico bruciavano e si purificavano i desideri di conseguimento dell’alchimista: prima parte con il desiderio di realizzare l’oro volgare, il desiderio di vantaggi personali derivanti dall’operare, i soldi, la fama, il riconoscimento e piano piano, giorno dopo giorno, anno dopo anno, se l’alchimista non abbandona il suo impegno, il suo desiderio si trasforma in amore per l’opera stessa, per i benefici che possono derivarne per tutti, e finalmente il suo desiderio si rivolge alla realizzazione dell’oro dei saggi. “Sei tu il laboratorio; sei tu i vasi e la materia sottoposta a cottura” (James Hillman “Psicologia Alchemica” Adelphi, pag 30).

Ad essere cotta e sublimata era la libido dell’operatore, così come veniva oggettivandosi in opere concrete sempre più perfette. Facendo cose con amore, si imparava ad amare:

“Chi fa per amore, fa anche amando” come disse anche Giordano Bruno.

Queste due meraviglie sconosciute al pubblico, e non visitabili dal pubblico perché la Farmacia è chiusa, questi due stupendi Athanor si trovano dunque all’interno di un edificio, la Farmacia di San Marco, che meriterebbe di essere davvero riaperta e resa visitabile: questa farmacia fu istituita dai frati domenicani come la sua gemella Farmacia di Santa Maria Novella. Fu aperta al pubblico nel 1450 su interessamento di Cosimo de’ Medici il vecchio. Fu chiusa, purtroppo, nel 1995.

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All’esterno della Farmacia, si può leggere una lista dei suoi prodotti più rinomati:

  • Gli Alchermes (apprezzati anche da Lorenzo il Magnifico)
  • L’acqua antisterica
  • Elisir stomatico
  • L’acqua di rose

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Chissà, prima o poi questa bellissima farmacia sarà riaperta e tutti potranno ammirare i due Athanor e non soltanto gli splendidi affreschi del Beato Angelico, loro invece sì famosissimi, che si trovano nel Convento. Chissà. Prima o poi.

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